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Pmaffio
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avatarIl portfolio fotografico
in Tecnica, Composizione e altri temi il 09 Giugno 2016, 18:45


PREMESSA
Una delle creazioni più complicate in fotografia è senza dubbio il portfolio fotografico.
Un racconto per immagini che abbia un senso e non lasci dubbi all'interpretazione fotografica della storia narrata; il messaggio che l'autore si è prefissato nella costruzione del portfolio deve essere ben leggibile e diretto.
IL TITOLO
Mai come nel portfolio fotografico il titolo è fondamentale; mentre può essere tollerato per la singola immagine, non esiste nel portfolio il …… «senza titolo».
Il peso che acquisisce il titolo è pressoché pari se non addirittura maggiore a quello delle foto e della costruzione, è l'elemento attorno al quale ruota il giudizio che il lettore deve dare al lavoro.
Il rischio di sbagliare il titolo, perché fuorviante nel messaggio ovvero scontato e banale è molto elevato e bisogna pertanto sceglierlo con cura.
Il consiglio è di concentrarsi sul progetto, sul messaggio e trovare un titolo di conseguenza appropriato, oppure di ricercarlo in un particolare che desti interesse al di fuori delle singole immagini, o ancora che si riferisca piuttosto al progetto, alla scena o al momento ripreso.
SELEZIONE IMMAGINI E EDITING
La selezione delle immagini e l'editing è la fase più importante nella costruzione di un portfolio perché bisogna scegliere le foto avendo il coraggio di escludere anche foto ben realizzate se non sono coerenti con l'insieme del progetto.
E'opportuno fare una scelta e non mischiare mai immagini orizzontali con immagini verticali e neppure alternare immagini a colori con immagini in bianco e nero; la cromia di tutte le foto e la loro post produzione devono essere uniformi.
Dapprima occorre fare una selezione di più foto che ci sembrano adatte al progetto.
Poi si procederà a scegliere le foto di apertura e quella di chiusura del portfolio; la foto di apertura dovrà portare/invitare la nostra mente all'interno del progetto; la foto di chiusura sarà invece quella che metterà un punto al lavoro, che ne definirà la sua conclusione.
Dovremo creare un “percorso visivo” tra le singole foto tenendo presente tutti gli elementi fotografici delle immagini che andremo a mettere in sequenza.
Tutto questo ci aiuterà a creare un lavoro che deve essere piacevole nel suo complesso non soltanto perché le singole foto sono belle e ben realizzate, ma perché tutto l'insieme ha un senso e un obiettivo ben preciso.
Meglio un portfolio con poche foto ma buone; una sola foto “incoerente” con il complesso anche se eccelsa, rischia di stonare ed abbassare il livello di tutto il lavoro.
LA SEQUENZA
Altro aspetto molto rilevante è la disposizione delle foto in una sequenza che deve per forza seguire una logica.
Quando il lettore del portfolio «gioca a solitario» con le foto continuando a modificarne l'ordine rispetto a quello presentato significa che qualcosa non funziona; significa che la lettura non è fluida e la sequenza non è coerente con il titolo e con il significato che l'autore ha voluto dare al progetto e alla costruzione del portfolio.
DOMANDE DA PORSI PRIMA DI PRESENTARE IL LAVORO
Il portfolio è tecnicamente ben realizzato?
Sono presenti tutti gli elementi che consentono di dare una lettura fluida, chiara e diretta?
La sequenza è conforme alla narrazione, al significato della storia e al messaggio che ho inteso trasmettere?
Il titolo è in relazione con il messaggio che intendo dare e gli conferisce maggiore forza?



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avatarLettura, critica e giudizio dell'immagine
in Tecnica, Composizione e altri temi il 10 Marzo 2016, 9:28


Dalla mia ultima "fatica fotografica" che sto proponendo ai circoli della provincia. Prossima conferenza al Circolo Fotografico Naturalistico "Wild-Life" di Treviolo (BG) il prossimo 17 marzo 2016. Spero di fare cosa gradita.

Il superamento del limite mentale «mi piace ? non mi piace» costituisce la giusta base di partenza per affrontare gli argomenti della lettura e della critica di un opera d’arte.
Provando a dare un giudizio critico su una qualsiasi opera d’arte, dipinto, scultura, fotografia, è molto probabile che ad una prima sommaria occhiata prevalga l’aspetto estetico, ovvero ciò che più è ancorato al nostro reale vedere e percepire. Il critico attento però deve superare l’aspetto sensoriale ed approcciare una lettura calandosi nella realtà storica e socio culturale del momento in cui l’opera è stata realizzata.
Operando in tal senso sarà in grado di sganciare il suo giudizio dal mero gusto personale e dalla componente sensoriale. Si dovrà porre pertanto in una situazione di lettura che consideri, superando il proprio concetto estetico, i diversi fattori, storici, culturali artistici e sociali che caratterizzano l’opera.
La verità è che per criticare opere d’arte bisogna prima saperle leggere.
Ogni fotografo dovrebbe essere in grado di leggere un’immagine, per tre principali motivi:
1) saper distinguere gli scatti più riusciti da quelli meno riusciti,
2) intuire le reazioni di chi osserverà la foto,
3) capire quali fattori rendono efficace una foto.
Leggere un’immagine non è attività che si improvvisa.
Il sapere del presente è frutto della conoscenza del passato. (S. Agostino)
Esercitare liberamente il proprio genio: ecco la felicità. (Aristotele)
L’immaginazione è molto più importante della conoscenza. (Albert Einstein)
I grandi pensatori ci insegnano che la profonda conoscenza unita a genio e sregolatezza spesso nella vita fanno sì che l’uomo dia il meglio; ma a volte purtroppo, anche il peggio di se stesso e gli esempi nella storia non mancano.
E forse è così anche per la fotografia:
- Conoscenza della storia e del proprio tempo (inteso come contesto socio culturale);
- Idea e genialità che consentono all’autore di dare un messaggio e un senso ha ciò che ha ripreso, ma anche di evidenziare il suo stile personale e la sua libera interpretazione.
I generi fotografici sono molteplici: reportage, ritratto, pubblicità, naturalistica, ma qualsiasi fotografia deve raggiungere lo scopo che si prefigge l’autore, sia esso quello di presentare al meglio un soggetto, oppure di documentare un avvenimento o riprendere un momento.
Una fotografia riuscita deve contenere in sé un aspetto che vada oltre il mero dato tecnico, ed è l’interpretazione, il messaggio che il fotografo ha inteso dare. Esiste però anche il “non-messaggio”, nella fotografia concettuale, quella di Luigi Ghirri ad esempio, l’aspetto introspettivo prevale su tutto. E’ lasciata volutamente a chi osserva la propria personale interpretazione.
Comprendere a fondo il linguaggio estetico usato dal fotografo.
Gli elementi utili per un’analisi di un’immagine possono essere semplificati nei seguenti:
. Tecnica
. Composizione e aspetto artistico
. Contesto
. Soggetto
. Significato e informazione
L’aspetto tecnico riguarda tutte le regole di base di una buona fotografia, quali l’esposizione della luce, la corretta messa a fuoco, la profondità di campo, la coerente scelta dell’obiettivo, la qualità dell’eventuale stampa.
La composizione deve evidenziare il rispetto dei differenti concetti di equilibrio, simmetria, sezione aurea, utilizzo delle diagonali, direzione degli sguardi e così via.
L’aspetto artistico è molto rilevante perché determina, insieme alla particolarità della scena e dei momenti ripresi, l’impatto sull’osservatore.
Per comprendere al meglio una fotografia bisogna individuare il contesto storico, sociale, geografico in cui l’immagine è stata scattata.
La valorizzazione della componente creativa e dell’atmosfera che l’autore è riuscito a creare, essendo caratteristiche evidenti ed inconfutabili, suscitano sempre interesse e curiosità.
In effetti a ben pensarci per la riuscita di un’immagine sono necessari pochi elementi:
Una luce interessante e ben gestita, l’immediata identificabilità del soggetto, uno sfondo pulito. In sintesi, semplicità e pulizia.
È ovviamente importante avere informazioni riguardo al soggetto dell’immagine, o comunque in mancanza di informazioni esterne si deve cercare di comprendere perché il fotografo ha considerato proprio quel soggetto e come lo stesso interagisce nella scena.
È necessario inoltre indagare le ragioni per le quali il fotografo ha scelto di utilizzare tutti gli elementi precedentemente indicati e come li ha tradotti nella foto. È proprio il grado di interesse suscitato che determina l’impatto emozionale. Altro fattore importante è la personalizzazione della foto che deve esaltare lo stile proprio dell’autore e far riconoscere immediatamente le sue immagini fra le altre.
Il titolo della foto è argomento sovente sottovalutato ma al contrario molto apprezzato da parecchi critici e giurie dei concorsi, e merita pertanto la dovuta attenzione. Gli esperti in lettura dell’immagine assegnano una grande valenza al titolo che, se non azzeccato, può addirittura stravolgere il significato della foto e il messaggio che il fotografo ha inteso trasmettere, pregiudicandone il successo.
Riassumendo i parametri da seguire per una corretta lettura possono essere così riassunti:
- Valutazione della tecnica
- Valutazione aspetto artistico/estetico
- Grado di interesse e conseguente impatto emozionale
- Significato e messaggio dell’immagine (titolo)
- Personalità e stile espressi dall’autore
Ovvio che chiunque può dare alla fine la sua personale interpretazione critica. Tuttavia, solo la mente aperta all’analisi seguendo alcuni canoni base, nonché il confronto con chi ha visioni e sensazioni diverse dalla propria, possono aiutarci a comprendere come un’immagine possa essere letta correttamente.
La critica discende da un’attenta lettura
1) Lettura dell’immagine
2) Analisi critica
3) Espressione del giudizio
Si osservi come, cambiando l’ordine dei fattori sopra citati, tutto oggettivamente perda di senso logico.
Spersonalizzare la critica significa in sostanza sganciare lettura e critica dall’autore inteso come persona concentrandosi solo sull’immagine a prescindere da chi, autore affermato o neofita, quella foto l’ha scattata. Dopo tutto anche fra le opere di Cartier Bresson, Berengo Gardin, ecc. ci sono quelle più riuscite e quelle meno riuscite.
Paolo M.



15 commenti, 1401 visite - Leggi/Rispondi


avatarNo comment
in Viaggi, Natura, Escursioni ed Eventi il 04 Novembre 2015, 9:06


www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/stragi-di-uccelli-protetti-raffica

Avanti così, l'uomo ........ l'unico essere pensante del pianeta (così dicono). E io aggiungo l'unico essere del pianeta che usa male i neuroni di cui è dotato.
La foto della cinciarella morta accanto al fucile è da pelle d'ocaEeeek!!!Eeeek!!!
Paolo



29 commenti, 1477 visite - Leggi/Rispondi


avatarAfrica in BW
in Tecnica, Composizione e altri temi il 28 Ottobre 2015, 14:55


Cercherò di spiegare in breve perché ho dedicato agli animali africani una gallery in bianco-nero.
Alcuni maestri della fotografia hanno scritto che per fotografare in bianco e nero occorre prima pensare in bianco e nero. Questo assunto mi trova solo parzialmente d'accordo nel senso cha a mio parere esistono immagini immaginate a colori ma che per condizione di scena e soprattutto luce rendono di più in BW
Quando parlo di resa intendo l'esaltazione di componenti quali la forza e la drammaticità sotto il profilo dell'impatto emozionale; le luci le ombre e i contrasti sotto il profilo tecnico. La mia analisi esclude il genere fotogiornalismo-street poiché troppo scontato, in effetti se ci pensate la foto di giornalismo ha origine e permane per lungo a tempo in BW (il colore nella stampa nasce e si sviluppa solamente negli anni '90). Altro discorso è per le foto di paesaggio e di animali; per il paesaggio un vero e proprio azzardo in quanto una delle dominanti di questo genere è proprio il colore e con esso la luce; in pochi ci provano e non sempre i risultati sono ottimali, ovviamente qualcuno eccelle mi viene in mente da subito Ansel Adams che davvero in pochi credo penserebbero a colori, qui sul forum apprezzo i BW di Caterina Bruzzone.
Per gli animali l'azzardo si alza in modo esponenziale, e qui sul forum solo in pochissimi ci provano, uno di questi è il grande Memy. Un guru del genere è invece Nick Brandt, altri autori emergenti sono lo svedese Pekka Jarventaus e la spagnola Marina Cano.
Il bianco-nero è un genere solo apparentemente facile da proporre, per essere efficace i neri devono essere profondi ma leggibili, i bianchi decisi ma non bruciati e ovviamente deve comprendere la gamma dei grigi. Il bianco e nero non richiede una esasperata post-produzione così che anche un imbranato come me con un po' di allenamento lo può fare. Tornando alle foto di animali è innegabile che non manchino situazioni e scene dinamiche e drammatiche esaltate dal colore-non colore, ma anche animali in posa statica possono tante volte rendere meglio in BW che a colori, una su tutti la zebra. Sulla composizione penso possano andar bene sia i primi piani anche stretti così come gli animali ambientati.
In tanti anni di Africa mi è spesso capitato di trovarmi proprio in situazioni per le quali ho pensato da subito che l'immagine avrebbe potuto essere più efficace in BW; non certo in condizioni di luce piatta e con poco contrasto, dove l'immagine sarebbe stata scialba e poco impattante, ma al contrario con il sole a picco, la luce durissima e i contrasti pazzeschi che solo il cielo africano sa regalare, quando si possono trovare le condizioni ideali per il bianco-nero.
All'inizio, tutto preso dal colore e dalla luce di alba e tramonto, non scattavo in certe condizioni; è stata un esperienza di safari alcuni fa con un professionista che, come si dice, mi ha aperto gli occhi, quando mi disse ?."perché non scatti anche in luce piena e provi successivamente la conversione in BW delle foto"? ci provai e dopo tanti scatti convertiti sbagliati e finiti nel cestino arrivai a capire quali fossero i giusti dosaggi dei bianchi e dei neri e come ricomprendere la più completa gamma dei grigi. Mostrai le foto e cominciai a proporle in mostre interamente dedicate al BW e soprattutto, tolti pochissimi paesaggi quasi tutte street photography, quando mi presentai con le foto di animali pensai che mi prendessero per pazzo; al contrario trovai una positiva rispondenza sia di critica che di pubblico. Ecco spiegata la ragione della galleria in BW dedicata agli animali, non certo per proporre qualcosa di nuovo, ma, con tutta modestia, per dare un input a chi volesse davvero cimentarsi in questo genere.
Vi invito a visitare la galleria, attendo critiche e commenti e vi ringrazio.
Paolo



16 commenti, 964 visite - Leggi/Rispondi


avatarIl paradiso della biodiversità
in Viaggi, Natura, Escursioni ed Eventi il 24 Agosto 2015, 16:50


Alla ricerca di nuovi siti naturalistici che non fossero le solite savane africane questa estate ho deciso per un viaggio nel nord del Madagascar. Un paese esteso il doppio dell'Italia ma con una densità di abitanti per KM quadrato irrisoria rispetto a noi (solo 20 milioni di abitanti). Non chiamateli africani, si offenderebbero, sono Malgasci e vanno fieri del loro isolamento e della biodiversità che offre il loro paese. Per ragioni di tempo a disposizione mi sono limitato al Nord ben consapevole per quanto letto, che il SUD è molto differente.
Mi sono da subito reso conto dell'incredibile bellezza di una natura ancora in gran parte incontaminata considerando che non molti viaggiatori affrontano i disagi dovuti alla mancanza di strade (8 ore per percorrere 260 KM) e alle sistemazioni nei parchi nazionali un po' spartane ma in sintonia con lo "spirito eco" che anima i locali. Un vero paradiso per chi ama la botanica con numerose specie endemiche, foreste pluviali alternate a savane (prive di animali), montagne e deserti, fiumi e laghi formano la morfologia del territorio. Come detto poco o nulla in quanto a fauna (endemici il lemure e il fossa fra i mammiferi), numerosa invece l'avifauna con diverse specie che si trovano solo qui.
Davvero strano mi è sembrato vedere savane in tutto e per tutto identiche a quelle africane ma prive degli animali che caratterizzano il continente benché le condizioni climatiche siano più o meno identiche (stagione delle piogge e stagione secca).
Il paese come detto è turisticamente parlando relativamente vergine; attenzione il Madagascar non è Nosy Be, l'isola dove ci sono i resort italiani, bisogna andare sulla "Grande terra" come viene chiamata dai locali. Fotograficamente parlando sono indietro anni luce rispetto all'Africa, manca la cultura del viaggio fotografico, e i parchi sono per lo più al servizio degli scarsi visitatori che ai safari dei fotografi. Intendiamoci i soggetti non mancano ma sono estremamente difficili sia da vedere che da riprendere. Nelle foreste pluviali l'umidità è altissima e i soggetti (lemuri compresi) sono quasi sempre infrattati e nascosti, si lavora con ISO molto alti ed è davvero problematico. Un poco più semplice, anche se con soggetti lontani e per nulla confidenti (avifauna) nelle aree aperte.
In definitiva un paese dalle potenzialità molto elevate ancora tutte da sviluppare, a tale proposito ho conosciuto una biologa locale, amante della fotografia che attualmente fa la guida nei tour ed ha un progetto molto interessante al quale ho dato e continuerò a dare il mio supporto (speriamo che maturi).
Proprio per la particolarità del paese, paradiso della biodiversità, ho deciso di aprire una specifica gallery ad esso dedicata, devo avere solo il tempo di selezionare e pubblicare le foto. Commenti e domande sempre ben accetti.
Un caro saluto a tutti Paolo



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avatarFotografia naturalistica - etica, impatto emozionale, componente artistica
in Viaggi, Natura, Escursioni ed Eventi il 07 Maggio 2015, 11:27


Di seguito un'altro stralcio della mia conferenza sulla fotografia naturalistica. Graditi contributi alla discussione.

Etica del comportamento e interazione

L'aggettivo "naturalistica" indica che chi vuole praticare seriamente questo genere fotografico, se già è fotografo deve diventare naturalista. Non bastano l'attrezzatura e un'ottima tecnica fotografica per riprendere gli animali selvatici nel loro ambiente ma è necessario conoscerli a fondo e imparare sempre qualcosa da coloro che li conoscono. E lo stesso, all'inverso, vale per coloro che si sentono più naturalisti che fotografi; non basta conoscere benissimo una specie per saperla fotografare, se intendiamo per fotografia qualcosa che vada al di là della semplice riproduzione.
Ovviamente in un tipo di fotografia altamente tecnica quale è la fotografia naturalistica i gradi di libertà che il fotografo può sfruttare per rendere personale un'immagine non sono molti; in certe condizioni di distanza o di difficoltà si scatta e basta, a volte non c'è nemmeno il tempo di pensare.
Una sensibilità particolare va posta nel comportamento durante la sessione fotografica, sia essa in postazione fissa (capanno) che in libertà (safari). Il pieno ed incondizionato rispetto per la natura e non solo per l'ambiente deve indurre, dopo lunga esperienza di conoscenza maturata sul campo, a rispettare alcune semplici regole che vanno dall'abbigliamento al muoversi nel modo giusto, dal parlare al non utilizzare richiami e a salvaguardare nidificazione e svezzamento dei piccoli.
La ricerca dei soggetti in libertà non è mai cosa semplice e capita anche dopo una sessione di safari in una riserva africana di non portare a casa uno scatto degno di menzione. Ci vuole una pazienza infinita e una profonda conoscenza degli animali e del loro comportamento, nulla in natura è scontato e per chi muove i primi passi uscire con amici che hanno maturato la necessaria esperienza e hanno la giusta competenza, agevola il risultato, ossia la ricerca dell'interazione fra il fotografo e il soggetto fotografato così che la foto sia in grado di produrre un impatto emozionale per chi la guarda. Molte volte, per rarità del soggetto, modo di comportarsi, situazione vissuta, la foto può anche assumere a pieno titolo una valenza scientifica e costituire un vero e proprio documento da sottoporre a ricercatori, biologi e studiosi di fenomeni naturali e comportamento animale.

Impatto emozionale

Interpretare ed esprimere qualcosa che vada oltre l'immagine pura e semplice: l'emozione.
Fotografare gli animali nel loro ambiente a volte regala sensazioni che sono difficili da descrivere a parole.
Una foto ben realizzata, magari corredata da una sintetica didascalia, può contribuire a far comprendere le sensazioni provate dal fotografo amplificando l'impatto.
Fotografare la natura e gli animali selvaggi significa immergersi nel mondo senza l'uomo, un mondo in cui i pensieri e le convenzioni non contano, per ritrovarsi disarmati faccia a faccia con il grande mistero della vita, nella sua essenza. Fotografare, in fondo, è una scusa. Un pretesto per entrare in contatto con l'essenziale, per tuffarsi in una dimensione dove il tempo rallenta il suo fluire fino quasi a fermarsi e a costringerci a riflettere su noi stessi e, sulla nostra collocazione come
esseri viventi sul nostro pianeta fino ai nostri doveri per la corretta gestione e conservazione del patrimonio naturale.
Fra le arti figurative la fotografia è per sua natura quella più ancorata alla realtà che si vede e che si percepisce. Essa nasce per riprodurre la realtà e da essa ci si aspetta anzitutto la documentazione filtrata dalla sensibilità personale, di ciò che il fotografo ha visto, la testimonianza di un momento, di una situazione.

Aspetto artistico

Ma cos'è una foto perfetta? Certamente la perfezione è un assunto filosofico, non esiste se non come concetto astratto, eppure la fotografia naturalistica ha sempre cercato la foto virtualmente perfetta, intesa come massima definizione possibile, luce diffusa in grado di esaltare il contrasto ed evidenziare il dettaglio, massima nitidezza e profondità di campo, pulizia dello sfondo. Addirittura alcuni fotografi ritengono quella della massima nitidezza una regola imprescindibile.
Nitidezza, contrasto, saturazione, contributo dello sfocato costituiscono elementi della foto perfetta. Eppure la perfezione non è detto che sia sinonimo di espressione, e non è detto che dia emozioni. Nella ricerca della foto perfetta rischiamo di dimenticare che la fotografia, intesa come arte figurativa, deve esprimere ed emozionare, perchè altrimenti può interessare solo al suo autore, mai a qualcun altro. Se una fotografia non comunica nulla interesserà a pochi.
Il fatto è che la foto perfetta descrive una realtà interessante perchè ci mostra quello che normalmente non è accessibile ai nostri sensi, per questo la si guarda, per questo stupisce e interessa. Ma l'emozione è un'altra cosa. Non attiene alla sfera della conoscenza, ma a quella dei sentimenti e dell'esperienza.
Non sempre perfezione ed emozione vanno d'accordo, è un fatto. Ma forse è la definizione stessa ad essere sbagliata: non dimentichiamo che la foto deve trasmettere emozioni, e allora una foto è "perfetta" solo quando suscita un'emozione in molte persone. E' una definizione debole, ma è tutto quello che davvero si può dire. Come fotografo devo sentirmi appagato quando mi sento dire "interessante-emozionante" non tanto quando mi sento dire "bella-come hai fatto". Per un fotografo naturalista, poi, la bellezza è nella natura, è soprattutto il soggetto che emoziona; il suo compito è quello di mettere in evidenza una bellezza che c'è già, trasmettendo quelle emozioni che solo la natura sa produrre nell'uomo.



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avatarBenemerito fiaf
in Blog il 11 Marzo 2015, 21:50


Con grande soddisfazione ho appreso oggi che la FIAF Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, per il mio impegno pluriennale nella divulgazione dell'arte fotografica mi ha insignito della prestigiosa onorificenza "BFI" Benemerito della Fotografia Italiana.


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avatarFotografia naturalistica e post produzione
in Viaggi, Natura, Escursioni ed Eventi il 14 Gennaio 2015, 12:05


Su richiesta di alcuni amici pubblico uno stralcio del tema "post produzione" tratto dalla mia conferenza sulla fotografia naturalistica che replicherò venerdì 13 febbraio 2015 alle ore 21.00 al Circolo Fotografico di Verdellino (BG).
Graditissimo il vostro contributo al blog, grazie
Paolo
La fotografia naturalistica è il racconto per immagini del mondo senza l'uomo, di una realtà che l'uomo moderno quasi contrappone alla propria, della vita nel suo stato primordiale e nei suoi meccanismi naturali, una finestra su altre specie, su altre forme di vita.
Come tale la situazione ripresa andrebbe mantenuta il più possibile aderente alla scena originale.
Il risultato di pesanti interventi in post produzione volti a cambiare lo sfondo, a togliere svariati elementi di disturbo dall'inquadratura, a rendere leggibili le ombre profonde e al pari le alte luci sono inaccettabili per il semplice fatto che la fotografia naturalistica deve mostrare ciò che vedono i nostri occhi e non un'immagine ideale che vive soltanto nella mente del suo autore, fatti salvi i dovuti "distinguo" a volte un po' leziosi e conformisti sulla soggettività del vedere.
I nostri occhi ed il nostro cervello non ci permettono di apprezzare il dettaglio nelle ombre profonde o nelle alte luci quando il contrasto è troppo elevato, possiamo farlo solo allorquando ci concentriamo alternativamente o sulle une o sulle altre.
I nostri sensi non ci permettono di vedere dietro ad un ramo, e i nostri soggetti hanno occhi che sono organi di senso e non sono perle che brillano di luce propria.
È un problema di estetica e di etica: di estetica perché non è affatto detto che un immagine pulita e levigata digitalmente sia più interessante di un'immagine ripresa senza artifici e volta solo a rappresentare il più fedelmente possibile la realtà; di etica perché quando un'azione qualsiasi è libera nel suo nascere e nel suo svilupparsi richiama prima o poi la questione se l'azione stessa o le sue modalità siano giusti o sbagliati da un punto di vista morale, nelle grandi questioni come nelle cose più insignificanti.
Le nuove tecnologie digitali sono un grande aiuto per il fotografo, ma attenzione, spesso senza quasi rendercene conto si esce dal campo della fotografia per entrare in un altro campo, quello della elaborazione digitale.
È fuori discussione il fatto che l'utilizzo di programmi come Photoshop renda più semplice ottenere un risultato simile a quello che qualche anno fa era raggiungibile solo con ore di lavoro ma se il risultato è simile, il mezzo col quale questo è stato ottenuto è diverso ed è qualcosa che esce dai confini dell'arte fotografica propriamente detta.
È chiaro che non mi riferisco a qualche semplice correzione, un lieve aumento di contrasto, una saturazione misurata, cancellare un riflesso, perfino togliere un piccolo elemento di disturbo dall'inquadratura possono essere considerati interventi che non cambiano l'immagine in misura significativa e che sarebbe assurdo biasimare.
Ma il fotografo deve essere consapevole che questi interventi sono al di fuori della fotografia e deve quindi ridurli al minimo, perché rendere azzurro un cielo bianco con il computer è divertente e può anche produrre un gran bell'effetto, ma non è fotografia è solo l'espressione di un concetto che è solo nella nostra mente e non anche nella realtà.




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avatarConferenza sulla Fotografia Naturalistica
in Viaggi, Natura, Escursioni ed Eventi il 13 Novembre 2014, 10:49


Mercoledì 19 novembre 2014 - ore 20,30 presso il CENTRO CULTURALE DI BRUSAPORTO (BG)
terrò una conferenza sulla FOTOGRAFIA NATURALISTICA con questi temi
- attrezzatura
- etica e giusto approccio
- interazione ed impatto emozionale
- tecnica e post produzione
- la macro fotografia
Siete tutti invitati, l'ingresso è libero




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avatarLa fotografia naturalistica
in Viaggi, Natura, Escursioni ed Eventi il 17 Ottobre 2014, 18:18


Buonasera a tutti,
Approfitto di questa lunga attesa per il volo, domani sarò in Kenya, per proporvi una riflessione sul tema della fotografia naturalistica. Fra un mese circa terrò vicino a Bergamo una conferenza su questo argomento, metterò l'invito a tempo debito. Tratterò di argomenti quali l'etica e il giusto approccio, l'interazione con la natura e gli animali e l'impatto emozionale, l'aspetto artistico della foto di natura e ovviamente la tecnica. La mia riflessione prende spunto dall'ennesimo viaggio africano che mi accingo a fare e da cosa e come si fotografa laggiù. Partiamo dalle foto pubblicate sul forum, e mi piace per educazione parlare ovviamente delle mie, ho pubblicato foto nelle oasi in Italia, nei capanni mobili in aree libere, nei boschi con una semplice rete fogliata e ovviamente in Africa. Ora mi domando, questa volta parlando anche delle vostre foto, ma quale è la vera foto naturalistica. Foto fatte a volatili attraverso un vetro in capanno, oppure a soggetti attirati con esche o richiami ....... prepari la scena, ti siedi e aspetti fiducioso perché qualcosa sicuramente succederà. Con una buona reflex e un'ottica da paura si sfornano file spettacolari, puliti, nitidi, incisi foto da poster o da catalogo, ma mi domando infine ....... cosa c'è di naturalistico in questa foto? Ebbene la mia risposta non può essere che nulla di nulla, è una bella, anzi bellissima immagine che impatta sicuramente ma che non mi trasmette nessuna emozione, non mi racconta della fatica, delle sensazioni, delle gioie e delle delusioni che ha provato il fotografo per realizzare lo scatto. Non mi dice nulla sulla ricerca e sullo studio del soggetto sulla interazione fra soggetto e fotografo che a mio avviso dovrebbero essere alla base della fotografia naturalistica. Ora provo a pensare a quando con amici Maximusbg, Teo, e altri andiamo sul fiume aperto a cercare il Martino, lo vediamo, ne studiamo il comportamento, cerchiamo di capire se ci sono tutte le condizioni e poi montiamo il capanno coscienti che possiamo tornare a casa con le pive nel sacco. Penso al mio amico Roby detto il Montagner, del sacrificio che fa alzandosi all'alba inerpicandosi per le creste alla ricerca del gallo forcello o dello stambecco ma senza la certezza di vederlo e infine penso a me che domani scatterò nella savana africana; opportunità sicuramente a iosa ma certezze credetemi nessuna. Che mi crediate o no ci ho messo anni prima di fotografare un leopardo da vicino, il caracal l'ho sempre solo visto mai fotografato come dio comanda, ora parto alla ricerca di specie (non dico i nomi per scaramanzia) che sogno da sempre ma che non mai ho avuto l'opportunità di riprendere. Questa secondo me è la vera fotografia naturalistica, quella che veramente è in grado di trasmettere qualcosa che va al di la della bellezza del file, anzi magari anche a scapito della perfezione tecnica, ma mi fa capire cosa il fotografo vuole dire con quella particolare e magari imperfetta immagine, in una parola una foto che non solo piace ma che emoziona. La summa di tutto questo pistolotto ......... da una parte sono gli animali che vengono a te, ma questa non è foto naturalistica, dall'altra sei tu che li devi andare a cercare e, conoscendo tanti di voi personalmente e altri virtualmente sono sicuro che i più concorderanno con questa mia riflessione.
Curioso di avere le vostre opinioni. Mi assento dal forum per una settimana. Cordialità a tutti quanti.
Paolo



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Interessi: Fotografia naturalistica, viaggi, Africa, musica jazz, rugby.

Contatti: Sito Web

Fotografo la natura, ho viaggiato per anni nei parchi dell'Africa.
Mi piace fotografare gli animali nel loro ambiente naturale, amo le savane, i deserti e mi interessano le etnie locali.
Nato a Bergamo nel 1957 fotografo da oltre 30 anni.
Fotografia è secondo me giocare con la luce e raccontare un mondo che credo in futuro non sarà più così come lo vedo oggi.
Grazie per la visita


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Editore
Emilio63
Emmemme75
Enrico
Enrico Chiavassa
Fabrizio Zaccheddu
Fabyx
Francofratini
Gian Mario Zaino
Gianni Aggravi
Giuseppe D'amico
Ilario Ledda
Iosto Doneddu
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